Mariolina Castellone

Investire in Ricerca, Diagnosi e Terapie innovative

Istruzione è motore per il progresso, arma per la crescita. Ricerca è garanzia di futuro. Ed è sul progresso e sulla crescita che nei governi Conte abbiamo deciso di investire. Circa 30 miliardi del Recovery Fund saranno destinati a questi ambiti, per estendere il diritto allo studio, permettere al Mezzogiorno di avere lo stesso livello di offerta formativa del resto del Paese. Già nella legge di bilancio 2022 abbiamo istituito un Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici del Sud Italia, che si occuperà del finanziamento delle università di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, in cui sia presente almeno un dipartimento in discipline tecnico-scientifiche e sociologiche. Ma avremo anche la storica costituzione di una scuola di studi superiori a Napoli, mentre a Taranto abbiamo invece fortemente voluto il Tecnopolo del Mediterraneo, destinato a diventare un centro di eccellenza nell’ambito delle tecnologie verdi e dell’economia circolare per il quale vengono stanziati 3 milioni di euro annuali. Cominciamo a recuperare terreno. Troppo ne abbiamo perso negli ultimi dieci e passa anni. Paghiamo cara, sulla nostra pelle, gli effetti devastanti di tagli praticati dal governo Berlusconi nel 2008, pari a 1,1 miliardi di euro al fondo ordinario per gli atenei. Si disse che a bilanciare gli scarsi investimenti avrebbe badato un nuovo regime basato sulla meritocrazia. Un assurdo. Meno istruiti, ma più meritevoli. Per effetto di quelle misure, l’Italia risultò l’unico paese dell’area Ocse che, per tentare ammortizzare la fase di maggiore recessione, usò le forbici per tagliare fondi a scuola, università e ricerca. In controtendenza, tutti gli altri Paesi, Germania in testa, decisero di foraggiare proprio quei settori che avevano il più alto fattore di rendimento, perché non può esserci investimento migliore che nella formazione e nella ricerca per far ripartire un Paese.
Sulla stessa linea di continuità hanno operato i Governi Monti, Letta e Renzi. Con quest’ultimo che nel 2014 ha tagliato oltre 30 milioni al Fondo di Finanziamento Ordinario e ben 45 milioni per ogni anno a partire dal 2015. Secondo i dati statistici l’Italia è infatti agli ultimi posti in Europa per investimenti in ricerca e sviluppo con solo l’1.3% del Pil dedicato a questi settori a fronte del 3% di tutti gli altri paesi, considerando inoltre che il 95% di questi investimenti sono a carico di aziende private mentre la spesa finanziata dal Governo raggiunge a malapena lo 0.5% del Pil.

I tagli scellerati perpetrati a danno di questi settori hanno provocato in Italia un blocco del ricambio generazionale nelle università, una concentrazione del sistema accademico in pochi poli con quasi il 50% del corpo docente universitario rappresentato da figure sprovviste di contratti. Le borse di studio per dottorati di ricerca sono state ridotte del 43,4% rispetto al 2007. Abbiamo, tra tutti i paesi sviluppati, il numero più basso di ricercatori (laureati o dottorati) con 5 ricercatori ogni mille occupati contro i 10 di Giappone e Stati Uniti e i 15 di Corea, Svezia, Danimarca e Finlandia, dopo noi solo Cile, Turchia e Polonia e come sempre, i numeri sono ancor più bassi al Centro-Sud, andando ad accentuare il problema di un’Italia che procede a due velocità. Nonostante i tagli però la produzione scientifica dei nostri ricercatori è in continuo aumento ed il contributo dei ricercatori italiani alle pubblicazioni è passato dal 3 al 4%. Questo vuol dire chiaramente che abbiamo delle eccellenze che non sappiamo o non vogliamo valorizzare.

Scrivimi

Il progresso parte dall’ascolto e dal confronto. Per me è indispensabile mantenere un filo diretto con i cittadini. Solo attraverso il racconto della realtà quotidiana, delle problematiche e delle proposte, possiamo gettare le basi per un lavoro efficace.